Gli scienziati hanno concluso che il rischio di dipendenza è una combinazione complessa di geni e influenze ambientali.

Studi risalenti al 2008 avevano già confermato che il 30% della popolazione nasce con una predisposizione alla dipendenza patologica, oggi la ricerca si amplia e cerca dati certi dell’ereditarietà del fenomeno.

Nonostante i progressi della scienza genetica, è difficile e complicato isolare i possibili contributi genetici alla dipendenza , questo probabilmente perché tale tratto implica una combinazione trasversale e più ampia di geni ereditati (non solo dai genitori, ma dal ceppo famigliare).

Le varianti ereditate possono cambiare il modo in cui funzionano i geni, come le mutazioni comunemente note che mettono i bambini a rischio di fibrosi cistica o mettono a rischio le donne per il cancro al seno.

Nella ricerca dei geni legati alla dipendenza patologica è stato impiegato un sistema di dati provenienti da grandi database a disposizione e condivisi dagli scienziati.

Lo studio ha aperto nuove prospettive incrociando i dati registrati di oltre un milione di persone, esaminando i comportamenti di uso di più sostanze e confrontandoli con potenziali fattori genetici.

La ricerca è stata condotta da un gruppo internazionale di oltre 100 scienziati che hanno raccolto informazioni sul fumo e sull’uso di alcol in diversi luoghi e contesti.

Lo studio si è concentrato sulle dipendenze da tabacco e da alcol.

Sono stati presi in considerazione diversi fattori comportamentali come l’età in cui la gente iniziava a fumare, con quanto regolarmente o pesantemente fumavano, se avevano fumato e poi smesso. Un altro dato raccolto è quello relativo al consumo settimanale di alcolici.

Una volta ottenuti i dati sono stati incrociati con gli eventi significativi della vita (come anni di istruzione); caratteristiche fisiche (come la frequenza cardiaca o il livello di colesterolo) e le malattie di cui hanno sofferto (come malattie mentali, il morbo di Parkinson o di tipo).

Infine i risultati sono stati correlati con specifici geni sospettati di essere responsabili dell’uso di sostanze.

I ricercatori hanno scoperto che c’erano oltre 400 punti nel genoma e almeno 566 varianti all’interno di questi luoghi che influenzano il fumo o l’uso di alcol.

I risultati mostrano che le posizioni associate al fumo e all’uso di alcol influenzano diverse altre funzioni chimiche: la trasmissione del glutammato (la forza delle connessioni sinaptiche); dopamina (legata al comportamento e alla ricompensa appresi); e acetilcolina (il trasmettitore del sistema nervoso più abbondante).

Questi risultati avvicinano gli scienziati all’identificazione di gruppi di geni che potrebbero svolgere un ruolo nella dipendenza, dando al campo della scienza delle dipendenze un solido punto di partenza per ulteriori studi.

Svolgere un ruolo sottolinea che si tratta di una predisposizione, un maggiore rischio, non una forma di inevitabile costrizione verso l’abuso di sostanze.

Il dato potrebbe risultare utile per poter intervenire preventivamente aiutando le persone a capire, prima, quanto sono esposte a rischio rispetto ad altri.

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