La sigaretta elettronica sembra essere l’intuizione geniale per continuare a fumare senza i danni della sigaretta.

 Sembra.

Oltre a non aiutare a smettere di fumare o ridurre la quantità di sigarette il dispositivo elettronico favorisce il mantenimento del meccanismo di dipendenza, il fumatore resta, infatti, legato a tempi, usi e gesti e l’effetto novità e destinato a sparire presto riportando il dipendente al tabacco tradizionale, ma non solo.

Le nuove generazioni, infatti, non hanno impiegato molto tempo a capire che la sigaretta elettronica poteva essere usata per inalare marijuana, thc e altre droghe senza lasciare “tracce” nell’ambiente essendo i preparati quasi inodore.

Ma i ricercatori hanno affermato che la pratica può produrre un livello superiore di potenza degli effetti della droga che può essere dannoso per gli adolescenti e i giovani adulti durante gli anni cruciali di sviluppo del cervello.

Probabilmente complici i genitori che pensano di impedire ai figli di entrare nel vortice del tabagismo alcuni giovanissimi utenti che dispongono facilmente di sigarette elettroniche stanno approfittando di questo dispositivo per vaporizzare marijuana liquida o olio di hashish, che contengono concentrato THC (tetrahydrocannabinolo), principale ingrediente psicoattivo di cannabis.

Un crescente numero di prove suggerisce, però che l’uso precoce e frequente della marijuana può interrompere lo sviluppo del cervello negli adolescenti.

Susan Weiss, ricercatrice del NIDA (National Institute on Drug Abuse) ha scoperto che fumare con l’e-cigarette provoca il rilascio di prodotti combustibili che possono essere tossici per i polmoni come le sigarette tradizionali. Con il vapore, la temperatura non è così alta, quindi si pensa che sia più sicura. Ma ci sono molte incognite, soprattutto perché i prodotti sono non regolamentati (specie quelli illegali) e possono contenere altre tossine, come il piombo.

Inoltre è stato dimostrato che a breve termine, l’uso di marijuana è stato può pregiudicare funzioni come l’attenzione, la memoria, l’apprendimento e il processo decisionale. L’uso pesante della marijuana nell’adolescenza o nell’età adulta è stato associato ad una serie di esiti cronici, tra i quali la scarsa performance scolastica, i tassi di abbandono scolastico più elevati, una maggiore disoccupazione e una minore soddisfazione della vita, aumento del rischio di sviluppare altre dipendenze.

A tale proposito gli psicologi della Duke University, Terrie Moffitt (https://dibs.duke.edu/scholars/terrie-moffitt ) , e colleghi hanno lavorato su una serie di dati  raccolti  dal Dunedin Multidisciplinary Health and Development Study. La ricerca longitudinale ha seguito 1.000 neozelandesi nati nel 1972 che hanno fumato marijuana prima dei venti anni. Il team ha scoperto che l’uso persistente della marijuana era legato a un calo del quoziente intellettivo (QI), il dato è rimasto invariato anche dopo che i ricercatori avevano escluso le differenze educative e di status sociale.

Gli utenti più assidui, che hanno riferito di usare marijuana il triplo rispetto agli altri, hanno subito un calo del funzionamento neuropsicologico equivalente a circa sei punti QI (PNAS, 2012 http://www.pnas.org/).

Nei ragazzi dai dodici ai ventuno anni è immaturo anche il sistema endocannabinoide (Il sistema endocannabinoide è un complesso sistema endogeno di comunica­zione tra cellule, è composto dai recettori cannabinoidi, i loro ligan­di endogeni (gli endocannabinoidi) e le proteine coinvolte nel metabolismo e nel trasporto degli endocannabinoidi. Questo sistema è di grande importanza per il normale funzionamento dell’organismo /  http://cannabis.dronet.org/danni.html ). Come il suo nome indica, questo sistema comprende i meccanismi fisiologici che rispondono al THC. Questo sistema è importante per la cognizione, il neurosviluppo, la risposta allo stress e il controllo emotivo e aiuta a modulare altri importanti sistemi legati ai neurotrasmettitori.

L’esposizione ripetuta alla marijuana può compromettere l’attività cellulare. Tale interferenza potrebbe essere un problema più grande per i cervelli immaturi, dice Krista Lisdahl, PhD, direttore del Laboratorio di Imaging e Neuropsicologia del Cervello all’Università del Wisconsin, Milwaukee. Questo è il motivo per cui gli adolescenti possono essere più sensibili agli effetti dell’esposizione ripetuta della marijuana, dal punto di vista delle neuroscienze.

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