Uno studio condotto dall’università dell’Indiana ( https://www.indiana.edu/ ) sui cambiamenti neurochimici associati alla dipendenza da alcool ha rilevato che il glutammato (o Acido Glutammico è il neurotrasmettitore più diffuso e maggiormente eccitatorio nel cervello ed è importante per portare a buon fine quasi ogni trasmissione eccitatoria sui neuroni) svolge un ruolo in alcune voglie legate al consumo di alcol.

La dipendenza da alcol e il consumo di alcol si verificano in circa il 21,4% degli italiani,con gravi conseguenze per la vita delle persone e sul il sistema sanitario. La maggior parte dei tentativi di cura della dipendenza da alcool sfociano in una ricaduta entro un periodo di quattro anni.

Queste ricadute sono innescate principalmente da richiami, suoni e situazioni associate a esperienze passate di consumo e contesti sociali invischianti.

La dottoressa Sharlene Newman, professore di il Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello dell’Università di Bloomington dell’Università dell’Indiana si è occupata della prima ricerca sui livelli del glutammato nelle persone alcoldipendenti sottoposte a stimoli attivanti (come bevende, immagini relative all’alcol, ecc.).

 

Lo studio, recentemente pubblicato sul Journal of Alcohol and Alcoholism (https://academic.oup.com/alcalc ), si basa su ricerche precedenti di scienziati come George Rebec, professore emerito del Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello che in precedenza ha scoperto che i suoni e le immagini associati a sostanze che provocano dipendenza come la cocaina o l’alcol vanno ad influire sui livelli di glutammato nel cervello dei ratti dipendenti da queste sostanze. Questi stimoli e suoni sono chiamati «segnali» perché suscitano desiderio per la sostanza d’abuso.

Rebec ha dichiarato che il glutammato è meno conosciuto ma molto attivo rispetto ad altri neurotrasmettitori. La dopamina, ad esempio è il neurotrasmettitore più conosciuto e studiato a causa delle patologie importanti causate dalla sua assenza come la depressione, l’ansia, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività e la malattia di Parkinson, ma in realtà rappresenta meno del 5% di tutte le attività sinaptiche.

Questo nuovo studio si è avvalso della collaborazione di 35 soggetti, 17 con disturbo da alcol e 18 senza disturbo.

Si è proceduto a misurare le concentrazioni di glutammato usando una tecnologia chiamata spettroscopia di risonanza magnetica. Lo studio ha rilevato una diminuzione della sostanza chimica nel cervello delle persone con disturbo da abuso di alcol dopo che sono stati mostrati stimoli associati al consumo di bevande alcoliche, come una foto di alcol in un bicchiere, rispetto a quando si osservavano foto neutre.

I soggetti senza dipendenza (detti gruppo di controllo)non hanno mostrato alcun cambiamento nei livelli di glutammato durante la visualizzazione delle stesse immagini.

Al termine della ricerca Rebec, il suo coordinatore, ha dichiarato che «Gli scienziati possono ora indirizzare fiduciosi le proprie indagini sui i livelli di glutammato nel cervello mentre sviluppano nuovi trattamenti per l’alcolismo e altre forme di dipendenza».

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