Sicuramente si parla molto delle cosiddette droghe leggere, il CeBs ritiene molto importante che, al di là delle singole opinioni in merito, ci sia conoscenza reale degli studi svolti sugli effetti del THC sul cervello.

Una recente ricerca ha scoperto che l’esposizione dei ratti «adolescenti» alla sostanza ha interrotto lo sviluppo di un insieme di neuroni in un’area del cervello che corrisponde alla corteccia prefrontale umana.

Le interruzioni dello sviluppo hanno prodotto differenze strutturali molto simili a quelle che osservate nei soggetti con dipendenza patologica e schizofrenia.

Uno studio del NIDA( National Institute on Drug Abuse) ha messo in luce alcuni legami esistenti tra l’uso di marijuana negli adolescenti e la vulnerabilità ai disturbi psichiatrici.

L’esposizione al principale ingrediente psicoattivo del farmaco, il THC appunto, interrompe la normale maturazione dei neuroni piramidali nella corteccia prefrontale.

Questi neuroni sono cruciali per le prestazioni della corteccia prefrontale, in modo particolare per la regolazione del processo decisionale, per il controllo degli impulsi e per la regolazione emotiva.

Il dottor Yasmin L. Hurd, che ha condotto la ricerca ha sottolineato che chiarire i legami tra THC e potenziale copresenza di patologie psichiatriche potrebbe avere un grande impatto per la cura e la salute pubblica, lo studio offre infatti molti spunti di approfondimento per ulteriori ricerche.

Il Dottor Michael Miller, il Dottor Hurd e i colleghi della Icahn School of Medicine (https://icahn.mssm.edu/ ) hanno esaminato gli effetti del THC sui neuroni piramidali nella corteccia prelimbica dei ratti, area che corrisponde alla corteccia prefrontale umana.

In entrambe, infatti, i neuroni piramidali subiscono un duplice processo di sviluppo durante il passaggio dalle reti neuronali dell’adolescente a quelle dell’adulto.

«Aumentano ed estendono i loro dendriti, i filamenti che raccolgono i segnali in arrivo da tutto il cervello e li conducono al corpo del neurone per l’elaborazione. Inoltre eliminano le spine dendritiche poco utilizzate, le strutture sui dendriti in cui arrivano i segnali in arrivo. Insieme, questi processi rafforzano ed estendono i circuiti neuronali che si sono dimostrati utili per l’adolescente e aumentano l’efficienza del circuito rimuovendo gli input di segnale in eccesso. Una volta che la crescita e la potatura del dendrite sono complete, il cervello è completamente maturo» (https://www.drugabuse.gov/ ) .

Analisi microscopiche hanno rivelato che i neuroni corteccia prelimbica di giovani animali adulti esposti al THC avevano, rispetto agli animali non esposti, un albero dendritico alterato con rami più sparsi.

Gli animali esposti avevano anche meno spine dendritiche sia nella tarda adolescenza che nella prima età adulta.

Questa osservazione fa emergere che l’esposizione al THC ha accelera potatura dendritica, e rimuove anche alcune spine che altrimenti sarebbero persistite e sarebbero state incorporate nel neurocircuito adulto degli animali.

Il dottor Hurd e colleghi da questo studio hanno concluso che l’esposizione al THC negli adolescenti potrebbe, con alte probabilità modificare l’attività genetica dei neuroni piramidali della corteccia prefrontale, alterandone la struttura e aumentare il rischio di disturbi psichiatrici.

La loro conclusione si accorda con i risultati di un recente studio di neuroimaging su persone che usavano regolarmente marijuana, che rivelava un’alterata struttura neuronale e indicava anche una potatura prematura nella corteccia prefrontale.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando "ACCETTO" permetti il loro utilizzo. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi