L’uso dei social networking come Facebook, Twitter, Instagram sono diventati indispensabili mezzi per la comunicazione contemporanea in quanto consentono agli utenti di creare un senso di appartenenza e ridefinire il proprio modo di essere.

Nonostante i numerosi vantaggi e gli impatti positivi di questi siti, lo scandalo di Cambridge Analytica (che avrebbe dirottato il voto di milioni di Statunitensi verso Trump) ha riacceso le discussioni sul ruolo dei social e dei siti di social networking nelle nostre vite.

Negli ultimi cinque anni molti studi hanno valutato quanto l’uso eccessivo dei social possa avere un impatto negativo sulla salute.

Infatti è stato dimostrato che l’utilizzo dei social media per una minoranza di individui è associato a una serie di problemi psicologici, tra cui ansia, depressione, solitudine, disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Con la diffusione capillare degli smartphone, anche tra i bambini, il loro utilizzo contribuisce a abitudini di controllo eccessive, che spesso derivano da quella che viene comunemente definita la «paura di perdersi», di perder il controllo della propria vita.

La buona notizia è che sono davvero pochissime persone dipendenti dai social media.

Nonostante questo l’uso dei abituale dei social è sempre più massiccio e si diffonde rapidamente in aree e momenti della vita che ne fanno un reale problema.

È pericoloso, per esempio il controllo del cellulare durante la guida. Altri comportamenti possono risultare fastidiosi e sgradevoli, ma sono comunque indicatori di una problematicità relazionale, come controllare i social media mentre si mangia fuori con gli amici o controllare costantemente lo smartphone mentre si guarda un film al cinema, a scuola o al lavoro.

Altri potrebbero snobbare il contatto sociale con i loro cari o amici e preferiscono invece controllare i social media sul loro smartphone il cosiddetto «phubbing» (Dalla fusione delle parole inglesi phone-telefono cellulare- e snubbin-snobbare-, nasce il termine phubbing, ovvero,quando una persona con il cellulare in mano ignora o trascura il proprio interlocutore in un contesto sociale).

Esistono buone strategie di disintossicazione digitale che consentono semplicemente di ridurre la quantità di tempo trascorso sui social media.

Questo può includere semplici passaggi, come disattivare le funzionalità audio e consentire di controllare lo smartphone ogni 30 minuti o un’ora. Altri semplici passaggi includono avere periodi nel giorno in cui vi è un tempo libero come durante i pasti nel quale lasciare lo smartphone in una stanza separata, ecc.

Molte scuole vietano l’uso degli smartphone in classe (purtroppo non tutte anche a causa dell’insistenza dei genitori).

Alcuni ristoranti, nel Regno Unito, offrono sconti sul conto se i clienti si astengono dall’usare i loro smartphone durante i pasti. Queste strategie di rinforzo positivo potrebbero essere la via da seguire nel tentativo di ridurre il tempo speso sui social.

L’alfabetizzazione digitale e la consapevolezza degli effetti di un uso eccessivo dei social media dovrebbero essere insegnati nelle scuole e oggetto di norma sui luoghi di lavoro.

Per i soggetti che hanno sviluppato una dipendenza patologica esistono ottimi trattamenti cognitivo comportamentali, purtroppo però l’obiettivo del trattamento per questo tipo di dipendenza è finalizzato ad un uso controllato dei dispositivi piuttosto che dall’astinenza totale in quanto non è possibile impedire a qualcuno l’accesso a dispositivi che dispongono di accesso a Internet.

Non va sottovalutato però che gli individui sono responsabili del proprio uso di cellulari e socia e che ognuno è d’esempio per gli altri.

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