Lo stigma spesso impedisce alle famiglie di affrontare la dipendenza di una persona amata. Oggi in Italia avere un figlio con dipendenza patologica vuol dire ancora essere dei cattivi genitori, avere commesso gravi mancanze nei confronti del proprio figlio. Stessa sorte per i partner o i fratelli dei dipendenti patologici. Vergogna e rabbia sono i sentimenti dominati.

“Dove ho sbagliato?”; “E’ colpa mia, non ho avuto abbastanza polso”; “Non sono stata/o abbastanza presente”.

I membri della famiglia sono profondamente colpiti e segnati dalla dipendenza di una persona cara sia in maniera diretta che indiretta.  La dipendenza non è mai l’affare di una persona sola, ma implica sempre il coinvolgimento di ogni singola relazione vissuta dall’individuo. Milioni di persone amate vengono catturate nella sua insidiosa rete di inganno, negazione e pericolo.

il malessere delle famiglie

Il malessere pervade le famiglie attraverso la paura, l’ansia e il timore per le sorti del proprio caro, la paura delle malattie, della morte, ma anche della devianza sociale che caratterizzano la droga e lo spaccio.

Le famiglie colpite dalla dipendenza sono ferite e stanche, provano strenuamente a combattere con le insidie della dipendenza oscillando faticosamente tra il bisogno di aiutare e “salvare” il proprio caro e quello di limitarne gli eccessi. Provano sentimenti e emozioni negative, come rabbia, impotenza e vergogna che bloccano la strada al recupero. La sfiducia e la paura di essere presi in giro, l’incapacità di affrontare i problemi causati dalla dipendenza patologica pongono le famiglie in un contesto di scoraggiamento e depressione che danno vita ad un circolo vizioso nel quale il famigliare diventa co-dipendente. Un blocco importante sulla via del recupero è lo stigma della dipendenza. Rifornisce la vergogna che alimenta segreti, silenzio e giudizio.

Lo stigma è uno degli aspetti più problematici della dipendenza, perché rende difficile per gli individui e le famiglie affrontare i loro problemi e ottenere aiuto. Molti ritengono ancora che la dipendenza sia un difetto, una debolezza di carattere o un vizio anche quando si trovano di fronte a prove scientifiche che la dipendenza è una malattia curabile con milioni di recuperi a lungo termine.

Lo stigma contribuisce alla discriminazione sociale e legale contro le persone con dipendenza.

Se nella propria famiglia c’è un dipendente patologico lo stigma vuole che in quella famiglia qualcosa non vada, che non si sia in grado di educare, di porre dei limiti al proprio parente. Tutti saprebbero come “raddrizzare” quella persona, ma in quella famiglia non sono capaci. Non è così. Queste sono le menzogne di uno stigma basato sull’ignoranza.

La dipendenza patologica, infatti, è una malattia, e questa non è un’opinione. A dirlo sono le associazioni psichiatriche mondiali, ma anche il Sistema Sanitario Nazionale che riconosce la dipendenza patologica come una malattia cronica.

La dipendenza patologica porta le persone a fare scelte legate alla devianza sociale, ma rimane comunque una malattia che va capita non stigmatizzata. Se si parte dal presupposto che capire non è giustificare si possono conoscere e riconoscere i confini di una patologia grave e insidiosa e attraverso la conoscenza stabilire una condotta finalizzata ad aiutare il proprio caro.

Andare oltre lo stigma, riuscire a chiedere aiuto alle associazioni o ai professionisti del settore permette alle famiglie di fare i conti con la vergogna liberandosi così di una parte importante di sofferenza e fatica, ma anche iniziare a conoscere e capire cosa davvero succede al dipendente patologico.

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