In uno studio clinico, i ricercatori hanno testato un programma per computer simile a un gioco che fornisce un mezzo per prevedere quali pazienti in trattamento per il disturbo da uso di oppioidi sono a rischio di ricaduta a breve termine.

L’overdose di droga è ora la principale causa di morte «involontaria» ( l’uso di oppioidi è una lenta eutanasia della quale i tossicodipendenti sono consapevoli) negli Stati Uniti.

Uno studio ha stimato che 2 milioni di cittadini degli Stati Uniti abbiano un disturbo da uso di oppioidi e nonostante i trattamenti per superarlo siano ben strutturati, i soggetti hanno un alto tasso di ricadute.

Il trattamento standard prevede la psicoterapia più il trattamento con farmaci come metadone, naloxone o buprenorfina, che aiutano i pazienti a superare la dipendenza. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti in trattamento usa nuovamente gli oppioidi durante il programma di riabilitazione e oltre la metà è recidiva entro un anno.

Un team di ricercatori della New York University ( https://www.nyu.edu/ ) ha condotto uno studio utilizzando strumenti provenienti da campi relativamente nuovi della psichiatria computazionale e delle neuroscienze decisionali per capire e misurare specifici fattori cognitivi che potrebbero consentire di identificare quali pazienti hanno il più alto rischio di ricaduta, in qualsiasi momento del trattamento.

La ricerca è stata svolta per un periodo di circa sette mesi, a guidarla le ricercatrici Anna Konova e Silvia Lopez-Guzman. Le studiose hanno dimostrato che le variazioni nelle misurazioni periodiche della tolleranza dei pazienti per il rischio ( che non è stabile, ma tende a fluttuare a seconda del periodo e delle condizioni del paziente) è direttamente correlata alle probabilità di riutilizzare oppioidi nei successivi 7 giorni.

Lo strumento utilizzato nello studio è una sorta di gioco per computer che mette alla prova la volontà dei pazienti di correre un rischio finanziario. In particolare, è stato progettato per riconoscere la disponibilità a correre un rischio noto, la cui probabilità di successo è indicata in anticipo, rispetto a un rischio la cui probabilità di «pagare» è ambigua. Sono stati testati tre livelli di ambiguità, corrispondenti a rischio elevato, moderato e lieve.

I ricercatori hanno riferito che era possibile misurare i cambiamenti nel comportamento a rischio dei pazienti nel corso delle settimane e che una maggiore tolleranza per l’ambiguità da parte dei pazienti in qualsiasi momento era correlata con un marcato aumento della probabilità che quel paziente potesse riutilizzare un oppioide durante i prossimi 7 giorni.

Un forte aumento della tolleranza per i rischi sconosciuti o difficili da misurare era correlato con un sostanziale aumento della probabilità che un paziente avrebbe usato un oppioide nei prossimi giorni.

Il team ha affermato che queste informazioni, se convalidate in studi futuri, potrebbero essere combinate con altre misure di valutazione clinica dei pazienti nei programmi di trattamento con oppioidi, come quelle che misurano i livelli di desiderio di un paziente. Una direzione futura, ha affermato il team, è quella di implementare tali misure insieme ad altre valutazioni su piattaforme mobili come gli smartphone. Ciò consentirebbe al team di tenere traccia degli «stati di rischio» dei pazienti in modo più dinamico e di utilizzare le informazioni fornite nelle loro cure cliniche.

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