Nei soggetti con dipendenza patologica le conseguenze, positive o negative, del proprio comportamento e delle proprie scelte non sembrano mai essere un problema. Questi soggetti vivono nel qui ed ora e non sembrano interessati o capaci di progettualità futura, una sorta di appiattimento della recezione degli stimoli sembra caratterizzarli nonostante gli importanti sforzi che spesso i famigliari mettono in pratica per coinvolgerli in attività differenti da quella dell’uso di sostanze.

Uno studio finanziato dal NIDA ( https://www.drugabuse.gov/ ) ha mostrato come l’uso di cocaina interrompa in modo profondo gli stimoli legati a ricompensa e/o conseguenza del comportamento.

Sia gli esseri umani che gli animali devono, per sopravvivenza, essere in grado di prevedere le ricompense future o le conseguenze negative delle proprie scelte per guidare i loro comportamenti.

Devono anche sapere quando tali previsioni vengono disattese, ad esempio quando un premio previsto non arriva, o invece una ricompensa giunge inaspettata.

Per abilitare questo «meccanismo di segnalazione» di un errore, i neuroni nel mesencefalo inviano segnali di insegnamento chiave attraverso i neurotrasmettitori della dopamina.

Seguendo degli esperimenti sui ratti i ricercatori del NIDA hanno sottoposto un gruppo di roditori all’autoconsumo di cocaina per un periodo di due settimane e poi lo hanno sospeso. Dopo un mese hanno osservato i ratti attraverso un esercizio che offre la possibilità di una ricompensa (saccarosio) durante la misurazione dell’attività della dopamina nella zona tegmentale ventrale (VTA) del cervello.

Il gruppo di ratti che era stato sottoposto alla cocaina ha mostrato come i neuroni della dopamina hanno continuato ad attivarsi quando la ricompensa era stata tolta e non hanno aumentato la loro espressione correttamente in risposta a una ricompensa inaspettata.

Il risultato ottenuto suggerisce che un breve uso di cocaina modifica la capacità dei neuroni della dopamina di segnalare errori predittivi.

Inoltre i risultati della ricerca sono coerenti con altri studi che dimostrano che la cocaina riduce tale segnalazione nelle regioni prefrontali e striatali del cervello che inviano input alla zona tegmentale ventrale , suggerendo che la stessa non sta ricevendo informazioni sui risultati attesi da queste regioni.

Gli scienziati hanno concluso che i cambiamenti nel modo in cui i neuroni della dopamina elaborano le informazioni dopo un periodo, anche breve di uso di cocaina, potrebbero essere alla base di una propensione futura alla dipendenza.

Questi cambiamenti strutturali dell’attività cerbrale possono anche influenzare il modo in cui il cervello elabora i segnali relativi alle conseguenze di altri comportamenti non derivanti dall’uso di droghe.

La scoperta mette in luce il rischio cui si espongono, soprattutto i giovani e giovanissimi, sottovalutando quello che viene definito «l’uso ricreativo delle droghe» che può lasciare tracce indelebili nel loro cervello.

 

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