Dipendenza: il male non riconosciuto

 

Da sempre in Italia i dipendenti patologici vengono definiti dai servizi preposti (Sert, Smi, comunità, ecc.) utenti.

L’utente, per definizione è “Chi usufruisce di un bene o di un servizio pubblico”, il che non implica disagio o, men che mai malattia.

Nelle facoltà universitarie di scienze dell’educazione viene insegnato agli studenti che i tossicodipendenti devono essere chiamati utenti.

È un’anomalia piuttosto importante se si considera che il Sistema Sanitario Nazionale considera e tratta la dipendenza patologica come una malattia tanto che l’accesso ai servizi preposti è completamente gratuito ed esiste anche una apposita esenzione dal ticket.

Un’anomalia che diviene problematica non solo per l’informazione relativa alla patologia, ma per i pazienti stessi, va, infatti, a colludere con l’idea di non essere malati e di poter smettere quando si vuole.

La tossicodipendenza e le dipendenze patologiche (gioco d’azzardo, dipendenza da internet, ecc) sono riconosciute già da diversi decenni come patologie, ma l’opinione pubblica, anche di un certo livello culturale, continua a parlarne come se si trattasse di una cattiva abitudine o di un vizio da perdere.

Così nei diversi servizi deputati alla cura di questa patologia si trova spesso personale, delle più diverse formazioni, che tratta la patologia alla stregua di un compito fatto male che con l’impegno e la forza di volontà può essere corretto.

È indiscutibile che questi professionisti fanno un grande lavoro di aiuto e sostegno per gli individui con dipendenza patologica, ma questo errore madornale di fondo può minarne la riuscita se non tenuto nella giusta considerazione.

La forza di volontà e l’impegno personale sono di certo elementi preziosi per chi cerca di uscire dal giro delle dipendenze, ma da sole sono destinate a far sperimentare al malato un senso di profondo fallimento. Andrebbero, infatti, usate non (e non solo) per mantenersi astinenti, ma soprattutto per capire e conoscere i confini e il funzionamento della malattia, che cosa ha portato un paziente alla sostanza, perché quella specifica sostanza, come poter gestire la malattia, ecc.

Oggi invece dominante è la colpevolizzazione e spesso il comportamento deviante viene confuso con la patologia.

Cos’è e come funziona

La dipendenza patologica è una malattia che interessa circa il 30% della popolazione, non risulta essere ereditaria e non sempre si manifesta con l’uso di sostanze illecite. Episodi traumatici possono rivelarsi precipitanti, ma non determinanti.

È una malattia cronica, non si guarisce, cioè, per esempio se oggi una persona è dipendente da alcol a causa della patologia, non potrà in futuro farne un uso regolare, l’unica soluzione è la completa astinenza.

Quasi sempre la dipendenza patologica si presenta in comorbilità (coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo) con altre patologie che si caratterizzano anche a seconda della sostanza di preferenza. Una descrizione dei sintomi specifici si trova nel DSM5 (manuale statistico diagnostico delle malattie mentali).

Criteri diagnostici per il Disturbo da Uso da Sostanze nel DSM-5.

 

Una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a disagio o compromissione clinicamente significativi, come manifestato da almeno due delle condizioni seguenti, che si verificano entro un periodo di 12 mesi:

1) La sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal soggetto;

2) Desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza;

3) Una grande quantità di tempo viene spesa in attività necessarie a procurarsi la sostanza (per es., recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla (per es., fumando “in catena”), o a riprendersi dai suoi effetti;

4) Craving o forte desiderio o spinta all’uso della sostanza;

5) Uso ricorrente della sostanza che causa un fallimento nell’adempimento dei principali obblighi di ruolo sul lavoro, a scuola, a casa;

6) Uso continuativo della sostanza nonostante la presenza di persistenti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli effetti della sostanza;

7) Importanti attività sociali, lavorative o ricreative vengono abbandonate o ridotte a causa dell’uso della sostanza;

8) Uso ricorrente della sostanza in situazioni nelle quali è fisicamente pericolosa;

9) Uso continuato della sostanza nonostante la consapevolezza di un problema persistente o ricorrente, fisico o psicologico, che è stato probabilmente causato o esacerbato dalla sostanza;

10) Tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti: a) il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato; b) un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza;

11) Astinenza, come manifestata da ciascuno dei seguenti: a) la caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (riferirsi ai Criteri A e B dei set di criteri per Astinenza dalle sostanze specifiche); b) la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza.

 

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando "ACCETTO" permetti il loro utilizzo. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi